Alcune condizioni per una democrazia praticabile

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di Charles Taylor

(articolo pubblicato sul sito “www.eurozine.com” il 14 agosto 2017 con il titolo “Some conditions of a viale democracy“, traduzione mia).

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Vorrei aprire una discussione sulle condizioni di una democrazia praticabile nel nostro tardo ventesimo secolo. E, attraverso questa discussione, sollevare allo stesso tempo il tema  di cosa cerchiamo quando utilizziamo la parola “democrazia”.

Ma a mo’ di introduzione, vorrei rimarcare la centralità della democrazia per la nostra epoca. Intendo dire che la democrazia è un’insopprimibile aspirazione, che esiste una sorta di pressione verso la democratizzazione nel mondo civilizzato contemporaneo, sebbene questo movimento sia bloccato e persino invertito in molte parti del mondo. (altro…)

Populisti contro Populicidi

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di Michel Onfray

Articolo apparso sul settimanale francese Marianne, numero 1122 – 14/20 settembre 2018 (https://www.marianne.net/magazine/ni-macron-ni-orban)

I partiti detti populisti avanzano ovunque in Europa. Coloro che affermano di combatterli sono i pompieri o i piromani?

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La falsa coscienza. Saggio sulla reificazione, Joseph Gabel – 1962

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Nel 1962 Joseph Gabel, psicopatologo ungherese, si incarica di indagare il fenomeno della “falsa coscienza”. Engels ne aveva tracciato il profilo considerandola caratteristica del pensiero ideologico, in quanto è falsa la coscienza di colui che, pensando, resta ignaro, o rimuove, le “vere forze motrici che lo muovono” ed in luogo di esse immagina forze motrici apparenti mentre quelle reali gli rimangono sconosciute.

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Per una “forma partito” lontana da elitismo e demagogia.

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Le concrezioni attuali assunte dalle organizzazioni partitiche si trovano ad aver accumulato una corposa pars destruens rispetto alla quale risulta premessa euristicamente significativa rinvenire una versione apofatica della proposta di partito “altro”, lasciandola emergere dal duplice negativo con cui contrasta. Elitismo e demagogia, appunto, in quanto tendenze dello sviluppo della forma partito embrionali ed enantiodromiche. Entrambe, cioè, congenite ed apparentemente opposte, che denunciano, però, straordinaria attualità e significative tangenze nel loro spettro di assorbimento, specie negli effetti perversi che producono nella prassi politica.

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Cittadinanza: un cimelio della cultura giuridica europea?

di Dieter Gosewinkel,

Direttore del Centro per il Costituzionalismo Globale presso il Centro di Scienze Sociali di Berlino (Wissenschaftszentrum Berlin für Sozialforschung)

L’economia globale, flussi di informazioni e di migrazioni fanno sembrare lo Stato-Nazione sempre più obsoleto. Tuttavia i diritti individuali sono ancora protetti al meglio attraverso la cittadinanza nazionale, come sostiene lo storico Dieter Gosewinkel. Nel corso del XX secolo forme di cittadinanza etniche e discriminatorie hanno lasciato il passo a un concetto inclusivo che oggi vale la pena di conservare.

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L’articolo originale Citizenship: A relic of European legal culture?è apparso su Eurozine.com il 17 febbraio 2017 (traduzione di Marco Mantovani)

Uno Stato è “un corpo politico di un popolo stanziato equipaggiato di una autorità sovrana”, scrisse l’influente costituzionalista austriaco Georg Jelinek nel 1900. Le caratteristiche definitorie della statualità sono, conseguentemente, un potere statale sovrano, un popolo statale titolare e un territorio statale delineato. (altro…)

“Cos’è l’uomo?” H.-G. Gadamer, 1944

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Nel settembre del 1944 si concludeva con il numero 5041 l’attività editoriale il più antico periodico illustrato di Germania e terzo ad apparire in Europa nel 1843 dopo The Illustrated London News e L’Illustration di Parigi: l’Illustrirte Zeitung di Lipsia. Nel dicembre del 1944 veniva pubblicata e distribuita esclusivamente all’estero un’edizione speciale dell’Illustrirte Zeitung dal titolo Der europeische Mensch, nella quale a pagina 31 si trova un articolo di Hans-Georg Gadamer, allora quarantaquattrenne professore dell’Università di Lipsia, dal titolo “Was ist der Mensch?“. (altro…)

«Diritto colpiscono le aquile» o dello schema dinamico della nobiltà dell’anima

«Sensorio metaforologico» e «psichismo ascensionale» nell’estetizzazione nietzscheana della morale.

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«Mais le symbole va plus loin que l’acte, explique chacun des nos gestes en termes de mécanique éternelle»
Les mémoires d’Hadrien, M. Yourcenar

Nel suo saggio sull’immaginazione elementale dell’aria Bachelard [1] individua una significativa scaturigine teoretica nietzscheana dal riverbero iconico dell’immaginazione dinamica della materialità aerea. Se giustamente la dimensione del registro filosofico non può essere ridotta nel caso Nietzsche all’elemento puramente immaginale, a quest’ultimo può, però, essere proficuamente ricondotta. Il dinamismo dell’immaginario, pur non rappresentando, quindi, un fattore fondativo della proposta filosofica di Nietzsche, ne assume, altresì, i lineamenti di tema fondante e ci esorta a sondare «in che modo le immagini dell’elevazione preludano alla dinamica di una vita morale».

La pratica schiettamente filosofica di Nietzsche si presta, ed anzi, pare anelare ad essere sussunta emblematicamente dal lirismo della poetica immaginale, ed a ricevere da questa un motivo conduttore, che, nelle sua varianti, ne rende coerentemente vivida la fisionomia: «la poetica di Nietzsche è in questo caso precorritrice: prelude alla morale nietzscheana». Gli elementi che Bachelard enuclea per distinguere lo psichismo ascensionale che caratterizza ed innerva la filosofia di Nietzsche, e si cristallizza nella sua poetica, rappresentano le indicazioni agogiche per rintracciarne la movenza fondamentale e l’afflato di fondo, ovvero che «in Nietzsche, il poeta spiega in parte il pensatore» [2].

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La metafora di Internet

 

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“Il freddo universo della digitalità ha assorbito il mondo della metafora e della metonimia” [1]
J. Baudrillard, Simulations, 1986

Per chiarire il rapporto tra Internet e la metafora, ovvero in particolare della metafora di Internet in rapporto a nuovi modelli di organizzazione politica, ed in particolare del rapporto produttivo tra le reciproche identità, vale la pena di prendere spunto dall’analisi che Marianne van den Boomen [2] dell’«Institute for Media And Re/Presentation» dell’Università di Utrecht ha operato di un articolo di Naomi Klein, “The Vision Thing” [3], scritto in occasione di una conferenza organizzata dalla fondazione per “Ethics and Meaning”.

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